Nella terza tappa di questo viaggio alla riscoperta di tutti i calciatori dal sangue rossonero, Andrea Indovino intervista Pietro Costantino. Nativo di Napoli, galeotta fu la maglia rossonera e divenne sorrentino a tutti gli effetti.

Il richiamo della Terra delle Sirene è fortissimo. La Penisola sorrentina seduce con la solita atmosfera magica e affascinante. Chi non ha resistito all’incanto dei nostri luoghi è stato Pietro Costantino, pilastro del Sorrento d’altri tempi. Ha scritto pagine indelebili di storia rossonera, in un periodo di tempo non lunghissimo (1968-74), ma vissuto intensamente: “A 18 anni sono arrivato a Sorrento, oggi ne ho 71. Nel frattempo non me ne sono mai andato dalla Costiera. Quindi ormai sono 52 anni che mi reputo sorrentino. Una vita”.

Gli inizi, nel 1968, con il Sorrento appena promosso in D, poi la scalata fino alla B, per poi congedarsi dal club costiero in terza serie. Tanti però sono i ricordi che riaffiorano nella mente di Costantino, il più melodioso è senz’altro legato alla sfida del San Paolo. Quel Napoli-Sorrento 0-1, che solo a pronunciarlo fa venire la pelle d’oca“Gli azzurri capitanati da Altafini pensarono di avere vita facile contro un avversario di categoria inferiore, ma noi ci tenemmo particolarmente a fare bella figura contro una squadra di quel blasone. In campo sbagliammo poco o nulla. E quando sento dire che giocò il Napoli delle riserve divento viola dalla rabbia, perchè in campò mancò solo Juliano. Per me fu una gioia immensa perchè fui il capitano di quella squadra, in assenza di Lorenzini”.

Calcio d’altri tempi, ma che emoziona ancora, non appena si risfoglia il libro dei ricordi: “Possibile che per Sorrento, quella notte, fu l’apice della sua storia calcistica. A parole non riesco a descrivere ciò che provammo e io poi, essendo napoletano, mi emozionai particolarmente”.

29/8/71 Napoli-Sorrento 0-1, capitan Costantino scambia il gagliardetto con Josè Altafini

La ‘Presa del San Paolo’ poteva essere la prima gioia di una possibile stagione trionfale in Serie B, che però si concluse con un’amara retrocessione“Amarissima. Nel girone d’andata racimolammo appena 7 punti. Poi la squadra fu rinforzata, facemmo una serie di risultati positivi ma non riuscimmo ad evitare la retrocessione per un’inezia. La Ternana, promossa in Serie A, fece i nostri stessi punti nel girone di ritorno. Ricordo alcune partite  dove fummo davvero sfortunati, non meritando di perdere. A Catania, nello specifico, ma anche in casa contro la Lazio ed il Como gettammo alle ortiche punti pesanti. Tutte sconfitte evitabili. Ma il problema vero di quel Sorrento fu il trasferimento a Napoli. Allenamenti a Barra, lontano dalla Penisola. In quel periodo il legame squadra/tifosi si spezzò. Disputammo le gare interne in un San Paolo semi-deserto; se invece avessimo giocato al campo Italia, la musica sarebbe stata diversa. Ci metto la mano sul fuoco: il Sorrento si sarebbe salvato con un mese d’anticipo rispetto alla fine del campionato”. 

Costantino realizzò un gol al Livorno, nel 2-0 ‘casalingo’ alla terza giornata, prima storica vittoria del Sorrento in Serie B“Ricordo quegli attimi come se li avessi vissuti ieri. Ma l’emozione che mi dava un gol segnato, per me equivaleva a quella di fornire un assist decisivo per un mio compagno. Ho sempre pensato prima al bene della squadra”. 

Non a caso, il ruolo di mezz’ala“Fui il classico rifinitore, appunto l’uomo dell’ultimo passaggio. Mi è sempre piaciuto far segnare gli attaccanti. E nel Sorrento ce ne furono di quelli bravi. Bozza, Scarpa, Angrisani, ma la lista è lunga”.

Proprio con Angrisani, Costantino è rimasto in contatto per tutti questi anni: “Ci lega un forte rapporto d’amicizia. E capita di vederci, ogni tanto. D’altronde eravamo due dei pochi calciatori del posto, mentre molti provenivano dal nord. Ma sento anche Borchiellini e Silvestri, altre due persone splendide”. 

29/8/71 Napoli-Sorrento 0-1, gli eroi rossoneri

La vittoria del campionato di C 1970-71 fu un capolavoro: “Il Presidente Lauro ed il dottor Torino costruirono una grandissima squadra. Non per vincere il campionato, ma per lottare per le prime 3/4 posizioni. Ma riuscimmo ad avere un alto rendimento per tutta l’annata ed alla fine per un punto conquistammo la promozione in B. Bozza e Sportiello segnarono gol pesanti. In un girone con squadre blasonate, come il Lecce, la Salernitana, il Crotone, ci facemmo strada vincendo soprattutto le gare casalinghe. Il campo Italia fu un fortino inespugnabile”.

Fu quello il Sorrento spietato di Giancarlo Vitali“Dal punto di visto tattico, fu un maestro. Abilissimo nello studiare le partite nei minimi dettagli. Non a caso quell’anno subimmo appena 12 gol”. 

Ma anche con Rambone, l’Helenio Herrera del Vesuvio, Costantino visse un buon rapporto allenatore/calciatore“Fu un duro, un sergente di ferro. Un martello che ‘perseguitò’ i giocatori. I suoi metodi di lavoro furono durissimi, ma perfetti. Ci consentì di affrontare il campionato disponendo di una preparazione atletica al top. Pretese massima professionalità dai suoi calciatori sia in campo che fuori. Dovemmo rigare tutti dritti”. 

Capitan Costantino al San Paolo in Sorrento-Palermo

Oggi Costantino è ancora in forma, seppur ad allenarlo non è più il compianto Gennaro Rambone. Gioca, e si diverte, con i suoi coetanei: “Partecipo al torneo Veterani, insieme ad amici, molti ex calciatori come me. Giochiamo col Prater Club, un calcio di puro valore sociale senza scopo di lucro. Divertimento, e partecipazione, alla base di tutto. Socializzare fa bene al cuore e all’anima, a tutte le età. Purtroppo per colpa della pandemia da coronavirus le attività sono state sospese, ma conto di riprendere presto il mio posto in campo”.

Si fa fatica, in effetti, a stare senza calcio. Ma per fortuna, l’astinenza dovrebbe finire a breve“Ci aspetta un’estate di calcio, meglio così. Vuol dire che i problemi degli ultimi mesi ce li siamo lasciati alle spalle”.

Il Costantino tifoso? “Del Napoli, chiaramente, sono originario di Soccavo”.

E il Sorrento? “Lo seguo e spero davvero che possa avere un futuro luminoso, ricalcando i fasti d’un tempo, quando era presenza fissa nel calcio dei ‘professionisti’. Quest’anno ha disputato un campionato straordinario con mister Maiuri. Poi è finita come tutti sappiamo. Ma le nuvole sembrano aver lasciato spazio al sereno e il Sorrento, dopo le retrocessioni ed il fallimento, pare aver imboccato la strada giusta, spinto da dirigenti seri e capaci”.