Inizia un nuovo viaggio alla riscoperta di tutti i calciatori dal sangue rossonero: nati in Penisola Sorrentina e cresciuti al campo Italia con l’amore per la nostra, storica, maglia rossonera.
Nella prima tappa di questo viaggio Andrea Indovino intervista Tonino Silvestri.

Primi anni ’60. Il bambino nell’angolo a sinistra è proprio Tonino Silvestri: dagli spalti del campo Italia al suo rettangolo di gioco è un passo

Lui e Antonio Fiorile sono i “rossoneri” più fedeli di sempre. Capitani orgogliosi di aver indossato quella maglia, con quei colori, al braccio quella fascia. Tante affinità anche nelle radici di vita: Marina Grande.

C’erano una volta, e ci sono ancora, le bandiere nel mondo del calcio. Quei giocatori che hanno scelto di “dedicare” la maggior parte della carriera e la propria immagine ad una sola squadra. Riuscendovi.

Al Sorrento, è legato inscindibilmente il nome di Antonino Silvestri. Che è stato protagonista con il club costiero dal 1966 al 1984, compiendo anche tutta la trafila nel settore giovanile dal Nagc alla Primavera, conquistando il titolo italiano juniores nel 1971. Insomma, una vita spesa a rincorrere un pallone, con i colori rossoneri cuciti addosso. Come una seconda pelle. 

Sorrento Juniores campione 1971 – Silvestri in basso a sinistra, dietro di lui Peppe Bruscolotti (fotoSport Gargiulo)

Mezzala, esterno offensivo. All’epoca si chiamavano anche mezza punta. Insomma, fantasisti. Un cocktail di finte che lasciavano di stucco l’avversario. All’occorrenza anche mediano. Mister duttilità. Oltre 300 presenze tra B (2), C e Serie C2 (dopo la riforma del 1978). Tanto, tantissimo Sorrento, con sporadiche esperienze alla Palmese ed alla Cavese, in quarta serie. Addirittura 2 presenze in B, con la compagine sorrentina, nell’affascinante ma al tempo stesso iellato anno della cadetteria. Correva la stagione 1971-72, che Antonino ‘Tonino’ Silvestri ricorda con lucidità“Ho giocato contro il Perugia ed il Cesena. Entrambe le partite in trasferta. Contro la squadra umbra perdemmo 1 a 0, ma riuscimmo a creare tante occasioni per poterla almeno pareggiare. Invece, contro i romagnoli, fu una disfatta. E ci andò bene, perchè il passivo poteva essere ancora più ampio”.

Un anno che, aldilà della retrocessione in C, resterà scolpito, effigiato nella storia del Sorrento“Misurarsi con squadroni come Lazio, Palermo, Genoa, Foggia, fu un qualcosa di entusiasmante. Peccato però che non potemmo giocare a Sorrento. Sono convinto che se avessimo disputato le gare interne al Campo Italia, la classifica finale ci avrebbe sorriso. Il San Paolo era enorme, per le 400/500 persone che arrivavano dalla Penisola per sostenerci. I nostri tifosi sembravano formichine. Mancava, ovviamente, il fattore campo. Nemmeno gli allenamenti facevamo in Penisola. La settimana la trascorrevamo a Barra, e poi la domenica via di corsa al San Paolo. Quell’anno, Sorrento la dimenticammo completamente. Poi essendo il nostro una piazza piccola, la squadra non fu adeguatamente tutelata a dovere dagli arbitri. Ricordo una partita, quella contro la Lazio persa 1 a 0, nella quale ci annullarono un gol regolarissimo, sul finale di gara. Fu un epilogo grottesco”.

Sorrento ’78/79 – Silvestri è il terzo da sinistra (accosciati)

Ingoiato il boccone amaro della retrocessione, il Sorrento con Silvestri in campo quasi sempre nello schieramento iniziale, consumò tanta Serie C, dapprima, e poi C2 dopo la riforma dei campionati che si ebbe nell’estate del 1978“Il compianto dottor Andrea Torino, con la famiglia Lauro al timone, allestivano ogni anno squadre ambiziose. In estate stilavano un ‘piano di potenziamento’. Nello specifico, Torino aveva in mente di rendere il Sorrento una sorta di succursale del Napoli. Infatti in quegli anni erano parecchie le compravendite di calciatori tra i due club. Insomma, c’era tanta ambizione. Si voleva far ritorno in B. Ma non ci riuscimmo. Ci è sempre mancato quel centesimo per fare una lira. Ricordo il campionato 74′-75′, chiudemmo al quarto posto ad una manciata di punti dal Lecce, che finì primo. E lo scontro diretto in casa nostra, contro i pugliesi, fu davvero una partita incredibile. Terminò 0-0, ma ce le suonammo di santa ragione, in una cornice di pubblico super. In 4000 assieparono le tribune dell’impianto di Via Califano. Che ricordi”.

Non solo la sfida al Lecce, tra i ricordi più teneri, melodiosi di Silvestri“Mi viene in mente un pirotecnico 3-3 casalingo contro il Bari. Perdevamo 1-3, poi con ferocia, caparbietà riuscimmo a raddrizzare quella partita con i gol di Bozza e Crispino. Quel Bari fu promosso in B, noi invece ci salvammo per il rotto della cuffia. La riguarderei volentieri. Sono sicuro che tornerei ad emozionarmi, come quel giorno”.

E il gol al Ragusa, che valse la salvezza sul campo, nell’annata dei 10 punti di penalizzazione. Poi restituiti, a bocce ormai ferme. E la conseguente, raccapricciante beffa del -1 dal Siracusa promosso in C1: “Vivemmo sulle montagne russe quell’anno. Avevamo un grande team, costruito per vincere il campionato, ma la vicenda di Siracusa dell’anno prima ci ruppe parecchio le scatole. Alla fine ci salvammo, ed un mio gol consegnò alla squadra la permanenza matematica in C2. Col senno di poi, ti dico, che senza la penalizzazione pervenuta a campionato in corso, avremmo stappato lo champagne”.

Sorrento ’81/82 – Silvestri l’ultimo accosciato a destra

L’aneddoto, invece, che ricorda ‘Tonino’, risale all’anno precedente, in un Sorrento-Trapani 1-2, ultima giornata di campionato. Uno scontro da dentro o fuori, ‘vivere o morire’, con in palio la sopravvivenza in C“Fu un anno strano quello, perché nel nostro girone, su 20 squadre, 8 furono declassate in C2 a seguito della riforma dei campionati, nel 1978, e ci giocammo tutto nell’ultima sfida casalinga contro i siciliani. Sull’1-1, a venti minuti dal termine, prese palla un certo Banella, ai 40 metri. Io e Borchiellini lo invitammo a tirare, sicuri che da lì fosse stato innocuo. Lui ci prese alla lettera, scagliò un siluro che bucò le mani al nostro portiere Meola. Così perdemmo la partita, ma la beffa finale fu che entrambe le squadre non riuscirono ad evitare la retrocessione. Un’assurdità non aver conquistato la salvezza con all’attivo un ricco bottino di ben 11 vittorie”.

È davvero strano il calcio: “Decisamente. Quella squadra era di buonissimo livello. Colaprete, Borchiellini, Venditelli, Bellopede, Bozza, Iannamico, oltre a capitan Fiorile. Fu dura smaltire quella delusione, perché nessuno era realmente preparato alla retrocessione”.

Più di un decennio da protagonista con il Sorrento, per Silvestri. E tanti compagni di sqadra con cui ha condiviso lo spogliatoio. I ricordi affiorano a grappoli: “Capitan Fiorile era una roccia, in campo. Mi è rimasta impressa la sua maniacale dedizione al lavoro. Sapeva come farsi rispettare da tutti. La carriera che ha fatto parla da sè. Più di 500 presenze con il Sorrento non sono mica poche. Il calciatore che invece per qualità mi ha impressionato di più? Senza dubbio Nando Scarpa. Attaccante super, spesso risultava immarcabile. Sapeva far gol in mille modi diversi”.

Sorrento ’76/77 – Silvestri primo accosciato a sinistra

Si son succeduti anche parecchi allenatori sulla panchina rossonera, che si son serviti, tra il 1970 ed il 1984, dell’estro del furetto Silvestri. Tanta qualità, ma un carattere un pò fumantino che si è portato dietro negli anni. Che molto probabilmente lo ha frenato nella sua carriera: “Si dovrebbe vivere a ritroso (risata). Affrontare determinate esperienze di vita con la mente di una persona matura; ciò cambierebbe senz’altro il decorso delle cose. Ma nel complesso, non sono mai entrato in rotta di collisione con nessun allenatore. Anzi, ricordo con piacere l’avventura con Bolchi, si creò all’epoca davvero un bel gruppo. Mentre il Sorrento di Raffin, qualche anno dopo, sfiorò la promozione in B, terminando al quarto posto quel campionato. Gino Raffin ebbe il grande merito di rendere quella squadra solidissima, subì veramente poco gli avversari. Appena 16 gol incassati in tutto il torneo. Quell’anno io provenivo dall’esperienza alla Palmese, con mister Josè Alberti, feci 33 presenze senza mai segnare. Mister Raffin mi chiedeva tanto lavoro in fase di copertura. Correvo. Dall’inizio alla fine. Mi piaceva il movimento, sebbene anche con i piedi non ero male. Pertanto, ci faceva lavorare come matti. E quindi giocoforza mancammo in zona gol. Fummo poco prolifici, questo ci penalizzò nella lotta al vertice. “.

Tonino Silvestri anni 2000, istruttore di tanti bambini sorrentini

Oggi, Tonino Silvestri è nonno, custode speciale della sua famiglia. Ma ancora attivo nel mondo del calcio: “Dopo tanti anni come istruttore nelle giovanili rossonere, ora alleno a Massa Lubrense, faccio scuola calcio ai bambini di 5 e 6 anni. Mi piace mettere a disposizione dei piccolini l’esperienza che ho maturato in tanti anni da calciatore”.

Invece, il Silvestri ‘tifoso’ rossonero si è un po’ raffreddato negli ultimi anni: “Manco da un po’ di anni al Campo Italia. Ho seguito con assiduità fino al periodo con Gambardella presidente, poi le retrocessioni, il successivo fallimento, mi hanno portato ad allontanarmi dal Sorrento. Conto però di ritornare a presenziare sulle tribune dell’impianto sorrentino, nel breve termine, perché so che l’attuale dirigenza è composta da imprenditori locali, sta facendo tanti sacrifici per tenere alto il buon nome della squadra rossonera. Nel mio cuore ci sarà sempre spazio da poter riservare al ‘nostro’ Sorrento”.