Protagonista della rubrica di questa settimana è il fisioterapista Giancarlo Colonna, figura storica della società che ormai da tanti anni garantisce, con la sua enorme professionalità e la sua profonda competenza settoriale, sicurezza dal punto di vista fisico ai calciatori in rosa e quindi tranquillità allo staff tecnico. Inoltre, con la simpatia viscerale che lo contraddistingue e che chiunque lo conosca può confermare, sa al contempo regalare leggerezza e sorrisi a chiunque graviti nell’orbita rossonera. Una persona dall’importanza incalcolabile, ed anche se non si tratta di un calciatore, che agli occhi di un esterno potrebbe sembrare un soggetto più direttamente coinvolto nelle sorti della squadra, Giancarlo risulta essere davvero insostituibile. Ci ha concesso, assai gentilmente e con grande disponibilità. un’interessante intervista ricca di curiosità sia dal punto di vista personale che professionale, che riportiamo di seguito.

Da quanti anni sei al Sorrento, Giancarlo?
Sono a Sorrento dal lontano 2003. Ricordo ancora come fosse ieri la chiamata che ebbi dall’attuale segretario del Sorrento, che oggi riveste il ruolo di direttore generale, l’onnipresente ed insostituibile Franco Imparato. Mi chiese se fossi disponibile a collaborare con loro, anche se in realtà c’era bisogno di un massaggiatore e non di un fisioterapista. Ciononostante, accettai senza indugi pur di entrare a far parte della famiglia rossonera. Mi recai al campo in un batter d’occhio, dove trovai il direttore sportivo Roberto Amodio: avere dinanzi ai miei occhi quella che anni prima era stata un’icona dell’altra mia squadre del cuore, il Napoli, fu un sogno che si realizzava.. l’avevo visto solo nelle figurine Panini fino a quel momento! Parlai poi col presidente Antonino Castellano ed accettai subito di intraprendere quest’avventura, che continua tutt’ora e che credo e spero andrà avanti ancora per molto, molto tempo.

Qual è la stagione che ricordi con maggiore piacere?
Sono tanti i momenti e gli anni da ricordare col Sorrento. Forse proprio tutti, a pensarci bene. Ogni stagione conserva in sé qualcosa di indimenticabile. Se proprio devo dirla tutta, l’anno che ricordo con maggior piacere fu quello in cui sfiorammo l’impresa di agganciare la B, sogno infranto soltanto nella finale dei play-off contro l’Hellas Verona, sodalizio poi destinato a palcoscenici ancor più importanti, come quello della massima serie nella quale oggi milita. Come ho detto, è quello che ricordo con più piacere, ma allo stesso tempo è pur vero che quello fu uno dei bocconi più amari che noi tifosi del Sorrento abbiamo dovuto digerire nei tempi recenti: forse, anche se su un piano diametralmente opposto, quella delusione fu paragonabile solo al fallimento societario che poi avremmo conosciuto qualche anno dopo. Lo ricordo comunque davvero con gioia, al di là di tutto, perchè quello di quell’anno fu un gruppo di ragazzi davvero eccezionali: ricordo che organizzammo il fantacalcio, tradizione che è andata avanti negli anni, tant’è vero che anche quest’anno lo faccio con i ragazzi. Avevo uno studio a Sorrento, al Parco Verde, e spesso e volentieri ci ritrovavamo tutti insieme a vedere le partite di Champions League il martedì ed il mercoledì: si creò davvero una grande unione, grazie alla quale abbiamo sfiorato l’impresa della B, col brutto epilogo dell’eliminazione in finale con l’Hellas, maturata dopo una sconfitta al Bentegodi e un pareggio al Campo Italia.

Cosa significa per te essere il fisioterapista, ormai storico, del Sorrento?
Essere fisioterapista del Sorrento, per me che sono di Sorrento, è qualcosa di inspiegabile. Il calcio, da quando sono nato, per me esiste solo grazie al Sorrento: al di là dell’altra mia grande passione, che come per molti di noi del posto è il Napoli, sono nato coi colori rossoneri cuciti sulla pelle. Ricordo che da bambino abitavo a Montariello, e mio padre mi portava al Campo Italia a vedere le prime partite: mi batteva il cuore a mille quando, già scendendo di casa, sentivo i tamburi risuonare dalla Curva Sud. Altro ricordo che ancora adesso, a raccontarlo, mi fa venire la pelle d’oca è legato all’albero di eucalipto piantato dietro la Sud: quell’odore che emanava d’inverno, quando pioveva, è davvero una delle cose che associo maggiormente a quei felici giorni. Il primo Sorrento che io ricordo era quello di Zanin, Ghisari, Vichi, Sampino, Marino, Scioletti.. potrei fare trentamila nomi di quei calciatori che per me erano i beniamini e gli eroi del momento: è solo grazie a loro che ebbi sin dai miei primi anni l’amore viscerale per il Sorrento che ancora oggi mi contraddistingue. Questo per me non è un lavoro, ma è davvero una passione che ho la fortuna di portare avanti: la domenica sarei lo stesso allo stadio a sostenere questi colori da tifoso, se non facessi il mio mestiere. Partecipare attivamente alle sorti della squadra del mio cuore è una cosa pazzesca, una cosa che auguro a tutti di poter provare un giorno.

Che sensazioni hai circa il gruppo di quest’anno?
Il gruppo di quest’anno mi ricorda sotto vari aspetti quelli degli anni passati, che iniziarono la cavalcata verso i grandi successi che tutti ricordiamo, sotto l’ala del presidente Castellano che non smetterò mai di ringraziare per quanto dedicato ai colori rossoneri. Partendo dalla società, passando per lo staff fino ad arrivare ai calciatori, ho davvero la sensazione di respirare l’aria che tirava in quegli anni fantastici, in cui tutti uniti si riusciva a superare ogni tipo di ostacolo. Mi preme ringraziare la società, Michele Mauro e tutto l’ufficio stampa, l’MSC che permette a tutti noi di stare qui, i presidenti Di Leva, Durante e Cappiello, l’assessore Cuomo che ci ha finalmente permesso di avere uno stadio degno del suo nome, il direttore Antonio Amodio che ha scovato dei ragazzi che prima che essere grandi calciatori sono grandi uomini: secondo me è proprio questa la base delle vittorie e dei successi, valutare prima l’uomo e poi il professionista. Infine, mi preme davvero moltissimi ringraziare i “deus ex machina”, le persone che sono qui al campo tutti i giorni, 24/7, e lavorano senza sosta per i colori rossoneri pur avendo meno “visibilità” dei calciatori: su tutti, il direttore Francesco Imparato, che come detto prima mi ha visto crescere e fino ad oggi è stato una guida per me nel Sorrento, e Benito Starace che segue le orme del “maestro”, come usa chiamarlo, e al quale auguro di poter calcare prima come segretario ed poi come dirigente palcoscenici di gran prestigio.

Come si svolge la tua settimana tipo riguardo il mondo rossonero?
La mia settimana rossonera inizia il lunedì, quando alzo la cornetta, telefono il mister e faccio con lui il punto della situazione per quanto riguarda eventuali infortunati, su chi si può allenare col gruppo e chi invece deve svolgere lavoro differenziato. Così, giorno per giorno, lavoriamo per cercare di recuperare tutti per l’incontro della domenica: l’obiettivo principale è ovviamente sempre quello di arrivare al completo per la gara di campionato. Quest’anno, non devo essere necessariamente tutti i giorni al campo in prima persona grazie alla grande disponibilità, alla collaborazione ed alla professionalità del mio giovane collega, Francesco Ostieri, altro grande fisioterapista che mi consente di dormire sonni tranquilli anche in mia assenza, ed anche grazie a Marco Gargiulo, nuovo innesto del gruppo sanitario che svolge eccellentemente la mansione di massaggiatore sia con la prima squadra che col settore giovanile. Parlando dello staff medico, menzione d’onore va al grandissimo dottor D’Arrigo, che da tanti anni segue il Sorrento instancabilmente, con grande professionalità ed immensa disponibilità. Infine, so che anche tu Ernesto studi Medicina ed hai la passione per il Sorrento sin da bambino: sono ottime premesse per entrare a far parte un giorno della nostra grande famiglia, cosa che ti auguro di vero cuore. E fa’ in fretta, che abbiamo bisogno di medici!

Com’è il tuo rapporto con l’attuale dirigenza e con mister Maiuri?
Come già detto in precedenza, la nostra è una dirigenza di livello assoluto. Abbiamo una società che potrebbe concretamente portarci molto in alto. Il presidente Cappiello, che già prima ho ringraziato, oltre ad essere il numero uno della società è anche il numero uno tra i tifosi rossoneri: è sempre presente in panchina, e non nascondo che tante volte noi dello staff, in particolare me ed il dirigente accompagnatore, il mitico Tonino Palomba che colgo l’occasione per salutare pubblicamente, siamo costretti a doverlo frenare perché in determinati episodi il tifoso prevale sul presidente. Discorso a parte quest’anno merita l’allenatore, Vincenzo Maiuri. Nel mio modestissimo percorso calcistico ne ho conosciuti di allenatori, anche molto bravi: potrei citarli davvero tutti partendo dal mio primo tecnico Sasà Amato, passando per Pino La Scala, per mister Cioffi che ci ha portato in alto con due vittorie consecutive di campionato, successivamente ci sono stati altri grandi allenatori quali Gianni Simonelli e, su tutti, uno che mi viene davvero difficile nominare in questo momento, dall’alto dell’altra mia grande fede che è quella azzurra, ovvero Maurizio Sarri. Capita a tutti di sbagliare, diciamo che non condivido molto la sua scelta, ma lo perdoniamo… (ride, ndr). Personalmente, credo che mister Maiuri non sia inferiore a nessuno di questi nominati. Definirlo come semplice allenatore significherebbe davvero minimizzarlo. Si tratta di una persona di livello superiore, non riesco davvero a spiegarmi come faccia ad essere ancora in Serie D: merita il salto di qualità sia dal punto di vista umano che professionale, e spero con tutto il mio cuore possa conoscere lo stesso successo di Sarri. Ci fa sentire tutti coinvolti: dalla signora Rosa, una persona fantastica che mi va davvero di menzionare tra quelle che giocano un ruolo chiave nell’economia del gruppo rossonero, fino all’ultimo di tutti noi. Fa in modo da renderci tutti coinvolti, partendo dai collaboratori a lui più vicini quali il mitico “prof”, l’allenatore in seconda e il preparatore dei portieri, siamo tutti sulla corda, partecipi in maniera attiva sia ai successi che alle sconfitte: è lui il vero leader, il vero trascinatore della nostra squadra. Mi ha dato davvero nuova carica, nuova linfa vitale per poter affrontare nel migliore dei modi e con grande determinazione tanti altri campionati col Sorrento.

C’è qualche calciatore, passato o attuale, con cui hai stretto un rapporto particolare?
Sono davvero tanti, tantissimi i calciatori che negli anni ho visto passare per Sorrento con cui ho avuto rapporti fantastici. Non lo faccio per qualcosa, ma non mi va di fare nomi per non far dispiacere nessuno: mi farebbe troppo male menzionare qualcuno e dimenticarne un altro. Preferisco quindi non nominare nessuno e nominarli tutti allo stesso tempo: dal più piccolo al più grande, da colui che non ha fatto carriera fino a chi è diventato un grande bomber della Nazionale come Ciro Immobile, con tutti ho legato e di tutti conservo qualche ricordo speciale. Approfitto di questa parentesi per mandare un abbraccio circolare a tutti quanti i calciatori che, concretamente, sono “passati per le mie mani” in questi anni.

Cosa ne pensi dei progetti che la società ha in cantina per gli anni a venire? Torneremo in C in un futuro prossimo?
Questa è una società, come spesso si suol dire, con i “piedi per terra”, che non ha deciso di fare il passo più lungo della gamba per poi rischiare di trovarsi dieci passi indietro, ma fa il passo che può fare, puntando sui giovani e sulla voglia di fare. Mi ricorda davvero, come dicevo prima, il grande Sorrento del presidente Castellano. Se queste mie sensazioni sono vere, mi sento di dire che il mio sogno non è la Serie C: ho iniziato il percorso col Sorrento col mio sogno che era quello di dare una mano, dal mio ruolo che è quello dell’ultima ruota del carro, a riportare il Sorrento in B. Ricordo che mio padre usava spesso raccontarmi, con le lacrime agli occhi, di quel lontano 1971 in cui la nostra squadra vide il grande palcoscenico della serie cadetta. Ci siamo andati davvero ad un passo qualche anno fa, e posso dire che personalmente ad oggi ancora ci spero: se sono ancora qui, a dare una mano al progetto, è soprattutto perchè in cuor mio spero concretamente che questo sogno possa un giorno realizzarsi. Se solo dovessi sapere, per assurdo, che il Sorrento dovesse per sempre rimanere in Serie D, forse sarei già andato a fare altro, e starei da tempo dedicando tutti i fine settimana alla mia famiglia, che devo ringraziare per l’enorme supporto che mi dà senza soluzione di continuità. Da tanti anni per me non esistono sabati, domeniche o giorni di festa, e per questo mi sento davvero di concludere ringraziando mia moglie ed i miei bellissimi figli Giorgio, Federica e Sofia.

Intervista di Ernesto Parisi