di Annalisa De Martino

Alla vigilia dell’ultima giornata di un campionato a dir poco “anomalo”, incontriamo il presidente del Sorrento, l’avvocato Giuseppe Cappiello. Da cinque annate timoniere rossonero della rinascita del club, si lascia andare ad una lunga chiacchierata sulla salvezza centrata anticipatamente – per il terzo anno di fila -, con un’occhio anche al futuro.

A che punto siamo con il “progetto Sorrento”?
“Sempre in continua evoluzione, in un’ottica di graduale crescita ed espansione. Un progetto condiviso dall’inizio con l’indimenticato Presidente Franco Giglio, colui che più di tutti ha voluto il ritorno del calcio a Sorrento, il dottor Franco Ronzi, il signor Paolo Durante ed il Comandante Salvatore Di Leva a cui va il nostro ringraziamento per l’impegno e la fiducia che ci hanno concesso in questi anni. Persone che hanno realmente a cuore i colori rossoneri e fortemente legati al nostro territorio. Questo è il segreto che non ci farà ripetere gli errori che sono stati commessi nel passato recente della storia del calcio a Sorrento. Un passo alla volta, stiamo cercando di creare una realtà sempre più solida e strutturata”.

Cala il sipario sulla quinta stagione da presidente. Tracciamo un bilancio di questa esperienza.
“Bilancio molto positivo. Dopo la gioia per il ritorno in serie D, siamo riusciti ad affermarci in questa difficile categoria. Ovviamente, con ostacoli da affrontare ma sempre superati egregiamente. Abbiamo disputato per tre anni il girone H che, a detta di tutti, è il più arduo di tutto il panorama nazionale e ci siamo conquistati la stima ed il rispetto di tutte le avversarie. Non bisogna dimenticare anche il raggiungimento delle posizioni di vertice nella classifica “Giovani D Valore”, che premia le società che impiegano maggiormente i calciatori più giovani. Il grande rammarico è la stagione 2019/20, stroncata a marzo anzitempo causa pandemia COVID. Eravamo lanciatissimi, potevamo raggiungere qualsiasi traguardo”.

Ultima giornata di campionato, salvezza raggiunta in anticipo anche se non sono mancati qualche piccolo patema. Come vede proiettata la squadra nel futuro?
“Una stagione sicuramente “sui generis”, condizionata dall’emergenza covid e anche da altre variabili, rendendola ancora più complicata e difficile da analizzare in maniera oggettiva. Per il valore dell’organico e lo straordinario avvio, potevamo chiudere con qualche punto in più. In ogni caso, l’obiettivo stagionale di salvaguardare la categoria è stato raggiunto in anticipo, senza mai scivolare nelle ultime sei posizioni. Per il futuro, come accennavo prima, il nostro obiettivo è strutturarci sempre più e con i dirigenti dell’Academy Sorrento abbiamo già trovato l’intesa per porre le basi per il ritorno del grande Sorrento”.

Dovendo riassumere in una parola il club rossonero, quale userebbe?
“La parola è sempre famiglia. Da quanto è cominciata quest’avventura le nostre attenzioni sono state sempre rivolte allo spogliatoio e alla creazione di un’unità di intenti, di un clima di fiducia e sostegno a tutte le componenti, ingredienti fondamentali per generare un successo sportivo”.

Tecnicamente, chi sono i giocatori più forti passati da voi?
“Sorrento è sempre stato un trampolino di lancio per tanti giovani che poi si sono affermati in club blasonati. Ricordiamo tutti Immobile e Mirante. Speriamo che lo stesso accada con Gaetano Vitale, lanciato da noi in prima squadra a 16 anni e nell’ultima stagione tra i migliori del Foggia in C”.

Che cosa si sente di dire ai tifosi rossoneri?
“Con la loro presenza sugli spalti sono convinto che molte difficoltà incontrate in questa stagione non si sarebbero proprio materializzati. Ci auguriamo tutti di non giocare più senza tifosi in presenza. I nostri sostenitori, poi, quest’anno hanno messo a segno una vittoria importantissima, portando a casa il logo storico. Un tassello importante della rinascita rossonera”.

Lo stadio “Italia” attualmente è un grande freno alle ambizioni, come sono i rapporti con le istituzioni locali?
“I rapporti sono ottimi, la nuova amministrazione comunale è stata al fianco delle nostre vicende sportive fin dai primissimi giorni d’insediamento. Abbiamo avuto il grande piacere di vedere il sindaco Massimo Coppola sfoggiare la mascherina con i nostri colori in occasione di manifestazioni di interesse nazionale rendendoci tutti orgogliosi. Penso al vicesindaco Gianluigi De Martino con il suo passato da ultras della curva e a quanto tiene alle nostre sorti. Un ringraziamento speciale va a Paolo Pane e alla Fondazione Sorrento per il fattivo sostegno nella gestione dell’emergenza Covid. Considerato il particolare contesto economico che stiamo vivendo, le priorità amministrative sono altre ma sono certo che ci sarà l’impegno per realizzare a Sorrento un impianto degno per la città”.

 

– Far crescere i ragazzi sino a farli giocare in prima squadra è tra gli obiettivi di ogni società, professionistica o dilettantistica, non sempre però il Sorrento degli ultimi anni è riuscito nell’intento.

“E’ il nostro prossimo step di crescita. Ora con la totale simbiosi con l’attività dell’Academy Sorrento, che negli ultimi anni ha compiuto passi da gigante con le categorie giovanili, sarà più semplice raggiungere questo obiettivo. Oltre ad un motivo di orgoglio, vedere i ragazzi del nostro territorio in prima squadra è una garanzia di amore e fedeltà per la nostra maglia. In quest’ultima stagione, soltanto Camara è stato l’outsider di una rosa esclusivamente campana. Inoltre era da tempo che non si vedeva la formazione del Sorrento con tre ragazzi della Penisola contemporaneamente in campo”

 

– Ci racconta infine un aneddoto, un episodio particolare che ricorda con piacere o meno, vissuto in questi anni.

“Più che un aneddoto, ormai è un rituale. Prima delle partite ricevo la telefonata di Benito che mi chiede di anticipargli l’esito della gara. Ammetto che, specialmente quando si vince, indovino sempre il risultato esatto”.